STORIA DEI TAROCCHI

I Fatti nella storia dei Tarocchi

Una raccolta sempre in aggiornamento di dati e tracce lasciati dai giochi di carte e dai Tarocchi per costruire ognuno secondo le proprie opinioni una “Storia dei Tarocchi” basata sui fatti accertati da studiosi e storici.

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23 marzo 1376 - Firenze

Libro di Provvigioni Fiorentine

“Volentes malis obviare principiis, domini priores…audito quomodo quidam ludus, qui vocatur naibbe, in istis partibus noviter innolevit…ordinaverunt et deliberaverunt, die XXIII mensis martii anni Domini 1376, indictione XV, quod in omnibus et per omnia et quo ad omnia eadem pena sis et imponatur omnibus et singulis qui in futurum ludent in civitate, comitatu vel districtu Florentiae ad dictum ludum, seu qui dictum ludum retinebunt, que, prout et quemadmodum imponeretur, seu imponi posset vel deberet, de ludo seu pro ludo adçardi.”

La “Provisio” di Firenze, documento conservato a Firenze presso l’Archivio di Stato, è un documento molto discusso tra gli storici che attesta la presenza dei giochi di carte a Firenze già nel 1376 e come fa giustamente notare I.Nadolny è una testimonianza importante perché ci dice che il gioco “è appena arrivato” quindi è recente e non è del luogo, inoltre le carte sono citate con il nome (straniero) di Naibe.

Isabelle Nadolny - Histoire Du Tarot

“Così, un decreto del comune di Firenze firmato il 23 maggio 1376 vieta un gioco che è arrivato da poco e chiamato naibbe: “Noi i priori, volendo combattere i cattivi principi,avendo sentito che un certo gioco chiamato naibbe ha preso piede in questa regione…” Questa citazione ci dice in modo molto interessante che il gioco di carte è arrivato da poco (quindi il periodo che pensiamo è quello giusto, che è “arrivato” (quindi non è stato prodotto in quel luogo), e che portava il nome di “naibbe”.

Nadolny, Isabelle. Histoire Du Tarot: Origines, Iconographies, Symbolisme. Éditions Trajectoire, 2018. pag 21

Enciclopedia Treccani

Accanto alla testimonianza del cronista viterbesc sull’introduzione delle carte in Italia possiamo ricordare quella, su cui si fondò lo Zdekauer per affermare, insieme al Merlin e ad altri, l’origine italiana delle carte, fornitaci dalla Provvigione Fiorentina del 23 marzo 1376, nella quale si chiama “novello” il giuoco dei naibi, cui si doveva applicare la legge della zecca. Non è dato però concludere, con lo Zdekauer, a una invenzione italiana, ma soltanto a una importazione, seguita da trasformazioni quasi immediate.

https://www.treccani.it/enciclopedia/carte-da-giuoco_(Enciclopedia-Italiana)/

Franco Pratesi - SULL'INTRODUZIONE DELLE CARTE DA GIOCO A FIRENZE

SULL’INTRODUZIONE DELLE CARTE DA GIOCO A FIRENZE
di Franco Pratesi, 1989
(La carta da gioco, Vol. XVII, n. 3, pp. 107-112)
8. Le carte italiane – Nuove scoperte.

Nella maggior parte delle storie di carte l’attenzione è dedicata alla loro prima diffusione tra i paesi europei. In particolare, si è spesso discusso di quali debbano essere considerate le prime prove documentali; tuttavia, non è stato raggiunto un pieno accordo tra gli storici, si veda ad esempio la questione dell’editto di Basilea. Forse il primo documento generalmente accettato come prova dell’introduzione delle carte in Europa è la Provisio fiorentina del 23 marzo 1376 (corrispondente in realtà al 1377 poiché il nuovo anno iniziò allora a Firenze il 25 marzo).
Sebbene molti testi lo citino, solo pochi forniscono una trascrizione del documento. Per quanto ne so, Zdekauer è stato il primo a scoprire il documento ea comunicare la parte essenziale del testo (1), sebbene il suo contributo non sia stato spesso riconosciuto dagli storici successivi. A Novati (2) si deve un’ampia discussione in chiave moderna sull’introduzione del Naibi, dopo molti suggerimenti precedenti ; tra l’altro viene riportata e utilizzata nella discussione la trascrizione di Zdekauer. Il testo si ritrova poi, più in dettaglio, nel libro fondamentale di Schreiber (3), dove compare la seguente citazione latina: “Volendo opporsi ai principi malvagi, gli antichi maestri… Avendo sentito come un certo gioco chiamato Naibbe è diventato noto da queste parti. che in tutto, in tutto e in tutti gli aspetti, il la stessa punizione sarà inflitta a ciascuno di coloro che in futuro giocheranno nello stato, provincia o distretto di Firenze alla detta partita, o che manterranno detta partita, o dovrebbero essere praticati per sport o per lo sport”.
Questo testo è stato estratto dalla Provisio ‘recht weitschweifig’ di Leo Olshki, al quale Schreiber esprime la sua gratitudine. Recentemente, Rosenfeld (4)ha finalmente pubblicato l’intero testo insieme a quello di analogo contenuto della seduta del giorno successivo. In precedenti articoli quell’autore aveva già richiamato l’attenzione sull’attualità della Disposizione (5) ; si può ricordare che Rosenfeld è stato uno dei più forti sostenitori di un’origine islamica delle carte europee, prima che tale provenienza fosse generalmente riconosciuta; una delle opinioni contrarie che merita ancora di essere menzionata è quella che suppone un’origine spagnola delle carte, a seguito di una particolare variante degli scacchi a quattro mani (6) .
Quando ho iniziato le mie indagini sulla Provisio, avevo dimenticato anche il contributo di Zdekauer, così come l’indicazione delle foglie, già contenuta nel libro di Schreiber. Inoltre, ho conosciuto l’articolo con la trascrizione integrale di Rosenfeld solo quando il mio studio era prossimo alla fine; fortunatamente così, poiché altrimenti probabilmente non avrei cercato i documenti autografi. Dopo aver letto il testo del libro di Schreiber, ho deciso di controllare l’ortografia esatta di un documento, che appare di un valore così fondamentale nella storia delle carte. Ovviamente ho cercato di verificare il testo originale, approfittando dell’occasione che il documento è ancora conservato a Firenze presso l’Archivio di Stato.
Ho prima sfogliato Registri, vol.64, e finalmente ho potuto capire quale fosse esattamente il significato del ‘recht weitschweifig’ di Schreiber. Il codice è largo circa 60 x 40 cm, con circa 40 righe in ogni pagina di pergamena. La legatura è di cuoio e piatti di legno. In particolare, la Provisio che qui interessa è la penultima del volume, collocata dalla foglia 273a alla 294b; Complessivamente 44 pagine scritte, concernenti questioni di varia natura da alcune sentenze contro privati ​​ad indicazioni di rilevanza generale. Tenendo conto anche del fatto che la lingua e la grafia non sono ora tra quelle più familiari, non sono rimasto molto sorpreso dal fatto che alla prima lettura non sono riuscito a trovare la citazione. Di conseguenza, sono stato indotto a indagare meglio sull’intero sistema di quei documenti. In particolare,(7) si spiega che la redazione finale di una Provisio è solo l’ultimo di alcuni passaggi, consistenti in discussioni preliminari, votazioni, ecc.; inoltre, della redazione finale dovrebbero essere registrate diverse copie.
In particolare, due delle fasi preliminari dovrebbero essere conservate separatamente. Nella raccolta Consulte e pratiche – vol. 14 per 1375/77 – dovrebbe esserci una breve descrizione della questione posta, e in Libri Fabarum – vol. 40 per 1371/80 – la relativa votazione va registrata con qualche dettaglio. Dopo questi due atti preliminari, le diverse versioni della Provisio finale dovrebbero essere rappresentate da: una prima in Protocolli, note scritte direttamente dal notaio nel corso della stessa discussione, una seconda in Registri, e una terza in fondi Duplicati.
Purtroppo non tutte queste fonti si sono rivelate utili, dal momento che nelle Consulte e pratiche e nei Protocolli non è stato rilevato nulla di carte in merito. La prima raccolta riporta solo un breve elenco di eventi in corrispondenza delle sessioni di marzo 1376, qualcosa come ordini del giorno appena delineati; probabilmente sono stati registrati solo i punti essenziali e diversi punti minori, come le carte, non sono stati elencati.
Plausibilmente, una discussione su quell’argomento è avvenuta in una data precedente, che non è stata identificabile. Ulteriori accertamenti possono fornire prove su discussioni preliminari, che avrebbero dovuto svolgersi prima della votazione della Provisio finale, arrivando così a date ancor più anteriori rispetto a quel celebre 23 marzo 1377 per la presenza delle carte a Firenze; cioè, in Europa. In ogni caso, nessun record risulta essere riportato in questa raccolta per i giorni di interesse qui. La serie dei Protocolli, invece, purtroppo presenta una lacuna proprio in corrispondenza della fine del XIV secolo: il vol.8 della serie arriva alla data del 10 gennaio 1372, mentre il vol. 9 copre l’inizio del secolo successivo, trattandosi principalmente dell’anno 1417. Ad eccezione di questo periodo, una parte notevole della collezione sembra essere stata conservata,
Tuttavia, le informazioni ottenute dai restanti testi documentari sono state di un certo interesse. Cominciamo con gli atti finali della Provisio. Si conservano due scritti che differiscono solo per alcuni dettagli minori. Il primo è apparentemente quello copiato da Olshki ed è contenuto in Registri, vol. 64, sui fogli 275b e 276a, prossimi alla fine, come punto 3 della Provisio del 23 marzo 1376. L’unica modifica che si può suggerire al testo riportato da Schreiber è di aggiungere dopo ‘eadem pena’: ‘sit et imponatur et imponi possit et debeat omnibus et…’. Il testo corrispondente in Duplicati è prima di tutto scritto più chiaramente. Si verifica sulla foglia 3b, ricoprendo anche la parte iniziale della foglia 4a; infatti, la Provisio si trova qui proprio all’inizio del codice. Inoltre, la frase in questione appare più corretta: «ludus, qui dicitur Naibe, in istis partibus noviter inolevit». Così abbiamo, correttamente, ‘inolevit’ invece di ‘innolevit’ e ‘Naibe’ – scritto in modo fermo – invece di ‘naibbe’.
Ovviamente una delle parti essenziali dell’informazione deriva certamente dall’avverbio ‘noviter’, o molto recente. Così è certo il testimone, e verificato da più versioni praticamente identiche, che il gioco delle carte aveva da poco cominciato a fiorire a Firenze. Sebbene non sia esplicitamente dichiarato, dal testo si può dedurre che fosse iniziata una vera e propria furia del gioco di carte. Infatti, se solo poche persone giocassero a carte, di certo la faccenda non sarebbe arrivata ai massimi livelli del potere legislativo fiorentino.
Abbiamo già incontrato due versioni leggermente diverse del nome comune delle carte, e questa serie non è terminata poiché nel restante documento che cita la stessa sessione, Libri Fabarum vol. 40, foglio 244, elencando gli argomenti posti in votazione – unitamente ai relativi risultati – sono citati come ‘na(i)bbj’. Qui la riga pertinente è, ‘3. provisionem disponentem de pena ludentium ad naibbj. disp. 31’. La lettera ‘i’ manca alla prima scrittura e appare come inserita successivamente dalla stessa mano. Un ulteriore indizio per la provenienza straniera del nome potrebbe essere che qui sia usato come accusativo plurale senza alcuna modifica dovuta alla declinazione. Questa terza forma di quella strana parola, riportata nelle tre diverse versioni riferite allo stesso concilio, sembra essere la prima ad essere stata scritta,
Il “Displ. 31” di cui sopra rappresenta la registrazione dei voti contrari alla decisione assunta nella Provisio. Dai documenti citati si può assumere il numero dei votanti pari a 197, che rimase inalterato fino al punto 14° della Provisio, divenendo poi 206. Può essere interessante considerare come questi 197 fiorentini abbiano votato su diversi punti, per meglio comprendere la peso dell’opposizione; nel nostro caso la consistenza di chi considerava le carte un legittimo strumento di gioco.
Sfortunatamente, c’è un errore nei risultati registrati delle votazioni. Entrambi i record di Provisio riportano 174 sì e 23 no per naibbe/Naibe, mentre il libro dei record di voto, Libri Fabarum, ha, come detto, da 166 a 31. In particolare, c’è un disadattamento corrispondente a uno spostamento di un posto in la sequenza tra i due documenti. L’impressione è che nei Libri Fabarum il secondo 23, proprio corrispondente alle carte, non fosse riportato, dopo essere stato registrato per il punto precedente; 31 viene invece riportato, che dovrebbe corrispondere al successivo punto 4, e la serie prosegue con la corrispondenza dei numeri spostati di una voce. In ogni caso, sia esso 23, quanto più plausibile, o anche 31, rappresenta una piccola opposizione: i numeri corrispondenti ai 14 punti iniziali della stessa Provisio sono, secondo Registri e Duplicati, 52,23,23,31,42,0,57,57,51,61,31,31,27,43. Così, a parte un caso unico di decisione unanime, entrambi i numeri 23 e 31 corrispondevano praticamente ad un minimo del lato opposto.
In Libri Fabarum si può facilmente notare dal foglio seguente, corrispondente al giorno successivo, che la maggior parte delle questioni già approvate sono state nuovamente discusse e votate. Questa non sembra essere una procedura normale; forse era per il gran numero di punti che doveva essere votato il giorno prima. Certo, diversa era la composizione del consiglio, almeno dal punto di vista quantitativo, e diversi anche i tre copisti pubblici (Conero Spinelli, Bono Salamie e Lupicino Gualberti al posto di Mattheo Marchi, Spinello Bandi e Giorgio Cei). A questa seconda sessione appartengono le corrispondenti relazioni in Registri e in Duplicati.
La parte essenziale della relazione di Registri è stata prima indicata e pubblicata integralmente da Rosenfeld (4). In generale, i testi della seconda sessione appaiono abbreviati e le votazioni sono, se possibile, ancor più favorevoli alla conferma della decisione; ma su questo argomento Rosenfeld ha già discusso in dettaglio. Tra le considerazioni discusse da quello storico, una si basa sulla lettura di adçardi come ad cardi, per cui si ipotizza che siano coinvolti sia naibi che carte. Il significato del testo e l’esame di tutti i documenti rimanenti fornisce, tuttavia, un supporto molto maggiore all’interpretazione comune dei giocatori di naibi da condannare in futuro come giocatori d’azzardo (sulla base dell’analogia adçardi con il gioco d’azzardo).
Rosenfeld ha già osservato che nelle due sessioni successive è stata utilizzata una diversa grafia per naibi, ma ora otteniamo non meno di sei citazioni di naibi con tre per ciascuna sessione derivanti da Libri Fabarum, Registri e Duplicati. Possiamo leggerli tutti in Fig. 1. Le corrispondenti trascrizioni per le sessioni successive possono essere assunte come na(i)bbj e naibbj da Libri; naibbe e naibbj di Registri e Naibe e Naibbi di Duplicati. Nel complesso sarebbe difficile trovare più varianti scritte, fatto che indica come anche il pubblico amanuense abbia avuto evidenti difficoltà a trovare l’ortografia esatta di quel nome, certamente tutt’altro che tradizionale. Non solo le carte avevano una provenienza straniera, ma non avevano ancora un nome consolidato a Firenze in quello stesso 1377, quando la loro diffusione come strumento di gioco era già tale da indurre il governo del paese a discuterne e a condannarle .

(1) L.Zdekauer, “Il giuoco in Italia nei secoli XIII-XIV e particolarmente in Firenze” in Archivio Storico Italiano Ser. IV tomo 18 (1886) 20-74.
(2) F. Novati, “Per la storia delle carte da giuoco in Italia” in Il libro e la stampa (1908) 54-69.
(3) WL Schreiber, Le carte da gioco più antiche…Strassburg 1937.
(4) H.Rosenfeld, “Sulla databilità delle prime carte da gioco in Europa e nel Vicino Oriente” in Gutenberg Yearbook 1975, 353-371; Vedi anche H.Rosenfeld, “Il gioco di carte in Europa dal XIV al XVI secolo e l’Oriente” in Der Schlern 60 (1986) 725-732.
(5) H.Rosenfeld, “Il rapporto delle carte da gioco europee con l’Oriente e con gli Ur-Scacchi” in Archiv für Kulturgeschichte (1960) 1-36; H.Rosenfeld, “Sulla preistoria, la storia antica e la morfogenesi dei giochi di carte e dei tarocchi” in Archive for Cultural History (1970) 65-94.
(6) P.Bidev, L’origine spagnola della carta da gioco. Winsen-Luhe 1973.
(7) Ministero per i beni culturali e ambientali, Guida Generale degli Archivi di Stato Italiani Vol. II Roma 1983, p.49-51.

Fonte: http://trionfi.com/introduction-playing-cards-Florence

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1377 - Basilea

Il Trattato di Johannes de Rheinfelden

“Quindi è che un certo gioco, chiamato il gioco delle carte [ludus cartarum], ci è venuto in quest’anno, vale a dire. l’anno di nostro Signore 1377. In quale gioco lo stato del mondo, così com’è ora, è descritto e figurato in modo eccellente. Ma a che ora è stato inventato, dove e da chi sono completamente ignorante. Ma questo dico, che giova ai nobili e alle altre persone agiate che non facciano peggio, specie se lo praticano con cortesia e senza danaro.

Il “Tractatus de moribus et disciplina humanae conversacionis” di Johannes de Rheinfelden, frate domenicano, è uno dei primi documenti che attesta il recente arrivo delle carte da gioco in Europa e fornisce una descrizione del mazzo di carte e delle sue varianti, sebbene, concentrandosi spesso sulla discussione moraleggiante non parla di nessuno dei giochi con esso giocati.

A mio parere può essere considerata anche la prima testimonianza di come la lettura “morale” delle figure delle carte fosse quasi un elemento congenito al gioco stesso.

“L’argomento di questo trattato può essere paragonato al gioco degli scacchi, poiché in entrambi vi sono re, regine e capi nobili e gente comune, così che entrambi i giochi possono essere trattati in senso morale.”

Estratti del Trattato tradotti da E.A.Bond

Quindi è che un certo gioco, chiamato il gioco delle carte [ludus cartarum], ci è venuto in quest’anno, vale a dire. l’anno di nostro Signore 1377. In quale gioco lo stato del mondo, così com’è ora, è descritto e figurato in modo eccellente. Ma a che ora è stato inventato, dove e da chi sono completamente ignorante. Ma questo dico, che giova ai nobili e alle altre persone agiate che non facciano peggio, specie se lo praticano con cortesia e senza danaro.

Onde io, fratello Giovanni, l’ultimo nell’ordine dei Predicatori, tedesco di nascita, seduto, come accadde, distrattamente a tavola, girando nella mia mente in un modo e nell’altro lo stato presente del mondo, mi venne in mente d’un tratto il gioco di carta?, e ho cominciato a pensare a come potesse essere strettamente paragonato allo stato del mondo. E mi sembrava molto possibile, e che avesse una somiglianza con il mondo. Perciò, confidando nel Signore, decisi di compilare un trattato sull’argomento, e lo iniziai il giorno seguente, sperando con l’aiuto di Dio di completarlo. E se le persone vi trovano qualche passaggio non facile da capire, ma oscuro e difficile, scendano dalla loro barca a Burgheim e vi rientrino a Rinveld, e procedano, leggendo questo trattato, come prima, finché non giungono alla fine di esso. Perché il detto passaggio è pericoloso per i naviganti, tanto che molti scendono e, dall’altra parte, rientrano nella barca e procedono come prima. Ma l’argomento di questo trattato può essere paragonato al gioco degli scacchi, poiché in entrambi vi sono re, regine e capi nobili e gente comune, così che entrambi i giochi possono essere trattati in senso morale.

E in questo trattato mi propongo di fare tre cose: primo, descrivere il gioco delle carte in sé, quanto alla materia e al modo di giocarlo; secondo, moralizzare il gioco, o insegnare ai nobili la regola della vita; e terzo, istruire il popolo stesso, o informarlo del modo di lavorare virtuosamente. Perciò mi sembrava che il presente trattato dovesse intitolarsi “De Moribus et Disciplina Humane Conversationis”. Per la prima parte avrà sei capitoli. Nella prima verrà enunciato l’argomento del gioco e la diversità degli strumenti. Nella seconda si esporrà che in questo gioco c’è un’azione morale di virtù e di vizi. Nella terza verrà suggerito che serve per il sollievo mentale e il riposo degli stanchi. Nella quarta si mostrerà che è utile per gli oziosi, e può essere per loro di conforto. Nella quinta sarà trattato lo stato del mondo, così com’è, rispetto alla morale. Nella sesta si dimostreranno le parti aliquote del numero sessanta, e le proprietà dei numeri.

Nel gioco che gli uomini chiamano gioco delle carte, dipingono le carte in modi diversi e ci giocano in un modo e nell’altro. Poiché la forma comune e come ci è venuta per la prima volta è così, vale a dire. quattro re sono raffigurati su quattro carte, ognuno dei quali siede su un trono reale. E ciascuno tiene in mano un certo segno, dei quali segni alcuni sono reputati buoni, ma altri significano male. Sotto i quali re sono due marescialli, il primo de’ quali tiene in mano il segno in alto, allo stesso modo del re; ma l’altro tiene in mano lo stesso segno in basso. Dopo di questo sono altre dieci carte, esternamente della stessa misura e forma, sulla prima delle quali è posto una volta il suddetto segno del re; il secondo due volte; e così via con le altre fino alla decima carta compresa. E così ogni re diventa il tredicesimo, e ci saranno in tutto cinquantadue carte. Poi ve ne sono altri che allo stesso modo giocano, o fanno il gioco, di regine, e con tante carte quante si è già detto dei re. Ci sono anche altri che dispongono le carte o il gioco in modo tale che ci siano due re, con i loro “marschalli” e altre carte, e due regine con le loro nello stesso modo. Di nuovo, alcuni prendono cinque, altri sei re, ciascuno con il suo ‘marschalli’ e le altre sue carte, secondo che gli piace, e così il gioco è variato nella forma da molti. Inoltre vi sono alcuni che fanno il gioco con quattro re e otto ‘ marschalli’ e le altre carte comuni, e aggiungono inoltre quattro regine con quattro assistenti, in modo che ciascuno di quei quattro re, con tutta la famiglia di tutto il regno, parlando delle persone principali, c’è, e il numero delle carte sarà allora sessanta. E questo modo di fare le carte e in questo numero mi piace di più, e per tre ragioni: primo, per la sua maggiore autorità; secondo, a causa della sua idoneità reale; terzo, a causa della sua cortesia sempre più adeguata. In primo luogo, dico, a causa della sua maggiore autorità, poiché abbiamo la sua figura espressa nella Sacra Scrittura, Daniele iii.; e ancora in quella statua che il re Nabucodonosor, re di Babilonia, vide in sogno, e che Daniele gli interpretò, la quale statua aveva una testa d’oro, un petto d’argento, un ventre di bronzo e gambe di ferro. a causa della sua maggiore autorità, poiché abbiamo la sua figura espressa nella Sacra Scrittura, Daniele iii.; e ancora in quella statua che il re Nabucodonosor, re di Babilonia, vide in sogno, e che Daniele gli interpretò, la quale statua aveva una testa d’oro, un petto d’argento, un ventre di bronzo e gambe di ferro. a causa della sua maggiore autorità, poiché abbiamo la sua figura espressa nella Sacra Scrittura, Daniele iii.; e ancora in quella statua che il re Nabucodonosor, re di Babilonia, vide in sogno, e che Daniele gli interpretò, la quale statua aveva una testa d’oro, un petto d’argento, un ventre di bronzo e gambe di ferro.

Tractatus de moribus et disciplina humanae conversationis

Isabelle Nadolny - Histoire Du Tarot

Nel suo trattato Johannes parla di un ludus cartarum (“gioco di carte”): “Da lì ecco un certo gioco, che si chiama gioco di carte, è arrivato da noi quest’anno, cioè l’anno del Signore 1377. In questo gioco, lo stato del mondo nel tempo attuale e moderno è descritto e figurato in modo perfetto.” Questo trattato è interessante in più di un modo. Primo perché è il più antico testo di descrizione conosciuto giochi di carte. Evoca così i giochi a quattro giocatori re, ciascuno con il segno del suo colore, seguito da due marescialli, il primo con il suo stemma in alto, il secondo in basso. Questi sono seguito da dieci schede a punti con gli stessi colori i loro. Il libro evoca anche giochi con quattro regine, o anche due re e due regine, anch’essi seguiti dai loro due marescialli e dieci carte da gioco punti. Sfortunatamente, questo autore, trascinato dalle sue considerazioni morali, dimentica di descriverci gli emblemi sulle carte di cui parla e come si giocava. Sappiamo solo che ci sono emblemi “buoni ed emblemi “cattivi”. Questa informazione, sebbene succinta, è di per sé molto interessante, perché introduce già l’idea delle immagini sulle carte considerate come positive o negative!

Nadolny, Isabelle. Histoire Du Tarot: Origines, Iconographies, Symbolisme. Éditions Trajectoire, 2018. pag 21

Isabelle Nadolny - Histoire Du Tarot

(Nel suo trattato Johannes…) offre un’interessante delucidazione sul giochi di carte, il loro significato e il loro utilizzo nel suo tempo: “Da lì ecco che un certo gioco, che si chiama gioco di carte, ci è arrivato questo anno, cioè l’anno del Signore 1377. In questo gioco, lo stato del mondo nei tempi attuali e il moderno è interpretato in modo perfetto”.
Di quale stato del mondo sta parlando? Egli evoca giochi composti da quattro re, “ciascuno dei quali ha un certo segno in mano, destra e i quali segni alcuni hanno fama di essere buoni, ma altri significano male”. I re sono accompagnati da due marescialli, un “superiore” che tiene il suo segni in alto e un “inferiore” che tiene il suo segno in basso.
Il monaco ci insegna che i giochi possono essere composti anche da regine: sostituiscono i re o vengono aggiunte a loro con il loro “servitore”, questo rende il gioco di sessanta carte.
Ci sono anche giochi con due re e due regine, come il gioco più antico di carte conosciute fino ad oggi, il “Mazzo di Stoccarda”, che abbiamo citato prima, un gioco miniato del 1427-1431 e che rappresenta due re e il loro cavaliere e servitore, due regine e le loro dame .
Inoltre, il nostro buon monaco afferma che il gioco composto con le dame gli piace di più, per tre ragioni: perché così ha maggiore autorità, perché è decoro regale, e perché é più cortese.
In effetti, questi giochi evocano lo stile di vita aristocratico e cortese.
Se guardiamo le azioni e gli emblemi che accompagnano queste figure in questi primi giochi, sembrano ispirati al mondo della caccia attività dei nobili per eccellenza.
Prendiamo per esempio “il mazzo di Stoccarda” : sono quattro situazioni con cani e falchi (i cacciatori, potrebbero essere i marchi “ritenuti buoni”?) e quattro con cervi e anatre (i predati, forse i segni “reputati cattivi”?). In altri giochi, troviamo ancora animali; Cervi, conigli, leoni, orsi, draghi, levrieri; o ancora modelli come fiori o esseri umani.
Troviamo, ad esempio, la “regina di fiori” nel gioco del “Maestro delle Carte da Gioco” il più antico gioco di carte inciso conosciuto, 1435-1440, o ancora “le valet d’homme” nel “Gioco del Maestro E.S.” il secondo più antico conosciuto, del 1460.

Nadolny, Isabelle. Histoire Du Tarot: Origines, Iconographies, Symbolisme. Éditions Trajectoire, 2018. pag 35

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1379 - Viterbo

Cronaca di Viterbo

“Nell’anno 1379 fu recato in Viterbo il gioco delle carte da un saracino chiamato Hayl”. Niccolò Della Tuccia

“Nell’anno 1379 fu recato in Viterbo il gioco delle carte che in saracino parlare si chiama Nayl” Giovanni di Iuzzo

“Fu recato in Viterbo il gioco delle carte che in saracino parlare si chiama Nayb”. Frate Francesco D’Andrea

Tre cronache redatte da cittadini Viterbesi che in riferimento alla stessa data con la sola eccezione del nome finale indicano l’arrivo nella città di Viterbo del gioco di carte chimato Nayb, tutti e tre i cronisti si rifanno ad una cronaca scritta precedentemente da un certo Cola de Covelluzzo “spetiale”. 

Isabelle Nadolny - Histoire Du Tarot

Un’altra data è interessante perché evoca finalmente una possibile origine di giochi di carte: nel 1379, una cronaca della storia di Viterbo in Italia nomina un gioco portato dai Saraceni. In quel momento era in corso una guerra tra papa Urbano VI e l’antipapa Clemente VII, in cui entrambe le parti hanno utilizzato mercenari, probabilmente tra loro musulmani. La cronaca riporta tra i fatti vari: “Nell’anno 1379 fu portato a Viterbo da un saraceno dal nome De Hayl il gioco di carte venuto dal paese dei Saraceni e chiamato naib.” Questo significa che abbiamo il documento che ci spiega l’origine e la nazione delle carte da gioco?

Nadolny, Isabelle. Histoire Du Tarot: Origines, Iconographies, Symbolisme. Éditions Trajectoire, 2018. pag 22

Cristina Mayer - Il più antico nucleo della storiografia di Viterbo

Nel tardo XV secolo tre cittadini di Viterbo scrissero la storia della loro città natale: Francesco d’Andrea, un frate di cui non si conosce l’ordine di appartenenza (1455), Niccolò della Tuccia, un mercante (1476) e Giovanni di Iuzzo, uno speziale (1479). Il periodo considerato in tutte e tre le cronache composte in volgare va dalle origini mitiche di Viterbo fino all’epoca in cui vivono i cronisti stessi e per il periodo fino a circa il 1400 i tre testi risultano sostanzialmente uguali. Questo si spiega in primo luogo con il fatto che i tre
cronisti avevano a disposizione secondo le loro indicazioni le stesse fonti. Mentre per il XV secolo utilizzano i ricordi propri di ciascun cronista – nel caso di Francesco d’Andrea i racconti di un testimone anziano dell’epoca di nome Paolo di Perella –, Francesco d’Andrea e Giovanni di Iuzzo per il periodo tra il 1255 e il 1394 (Francesco d’Andrea) o 1413 (Giovanni di Iuzzo) indicano come fonti le cronache di un Gironimo medico e di un Cola di Covelluzzo spetiale. Niccolò della Tuccia, che si affida ai propri ricordi dal 1406, cita anche come fonte Cola
di Covelluzzo, senza tuttavia precisare quale periodo della sua cronaca riguardi. Né Francesco d’Andrea, né Giovanni di Iuzzo danno indicazioni nel testo dove sia da porre la separazione tra la cronaca del medico Geronimo e quella dello speziale Cola di Covelluzzo. Lo scrittore dell’unico manoscritto conosciuto della cronaca di Iuzzo disponeva probabilmente di tale informazione. In corrispondenza dell’anno 1376
egli aggiunge la nota marginale Cola de Covelluzzo, così come anche nella cronaca complessiva egli indica con annotazioni a margine i cambi di fonte di Iuzzo che altrimenti possono essere dedotti dal testo.

Fonte: https://perspectivia.net/servlets/MCRFileNodeServlet/ploneimport4_derivate_00001266/0002-0029.pdf

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30 Agosto 1381 - MARSIGLIA

Minuta Laurent Aycardi

La minuta Laurent Aycardi è una nota di un verbale notarile che attesta la comparsa dei giochi di carte (non è detto che siano Tarocchi) in Francia.

Isabelle Nadolny - Histoire Du Tarot

D’altra parte, il 30 agosto 1381, nel verbale di un notaio marsigliese, Laurent Aycardi, un uomo di nome Jacques Jean, figlio di mercanti, avrebbe promesso all’imbarco per Alessandria di non giocare a nessun gioco, e cita tra gli altri: taxilli (dadi), scaqui (scacchi), paletum (il disco) e nahipi (le carte). Le carte probabilmente sono arrivate in Francia durante questo periodo, tra il 1369 e il 1381.

Nadolny, Isabelle. Histoire Du Tarot: Origines, Iconographies, Symbolisme. Éditions Trajectoire, 2018. pag 21

Marie Aubert - Jeux de cartes et tarot de Marseille

Uno dei mazzi più antichi d’Europa, […] compare a Marsiglia nel verbale del Notaio Laurent Aycardi, datato 30 aprile 1381. Egli racconta la storia di un tale Jacques Jean, in partenza per Alessandria, costretto da due amici a giurare davanti al notaio che non si darà a nessun gioco, in particolare quello di Naïb, durante tutto il suo viaggio, pena il pagamento di una multa di 15 fiorini.

 Marie Aubert, Conservateur du Vieux Musée de Marseille, “Jeux de cartes et tarot de Marseille”

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1392 - Parigi

Registro di conti di Carlo VI

«A Jaquemin Gringonneur, peintre, pour trois jeux de cartes à or et à diverses couleurs, ornés de plusieurs devises pour porter devers ledit seigneur roi pour son ebattement : LVI sols parisis».

Un registro del tesoriere Charles Poupart di Carlo VI di Francia cita nel suo libro di conti tre mazzi di carte da pagare in oro, dipinti per il re, da Jacquemin Gringonneur. Come avverte anche I.Nadolny a lungo si è pensato che le carte custodite nella biblioteca di Francia e che proprio per questo “abbaglio” oggi si chiamano i “Tarocchi di Carlo VI” fossero quelli disegnati da Gringonneur; oggi sappiamo che non è così, anzi la loro origine è probabilmente italiana.

Isabelle Nadolny - Histoire Du Tarot

…nel 1392 troviamo menzionato in un libro dei conti di Carlo VI, un regolamento dovuto a un certo Jacquemin Gringonne per un gioco di carte. Una menzione famosa che ci ha fatto credere per molto tempo che designasse il più antico Tarocco della storia, ancora oggi conosciuto come il “Tarocco di Carlo VI”. Ma questo citato è un gioco di carte sconosciuto, che è stato confuso nel XIX secolo con il bellissimo tarocco conservato dalla Biblioteca Nazionale di Francia da un autore forse troppo zelante.

Nadolny, Isabelle. Histoire Du Tarot: Origines, Iconographies, Symbolisme. Éditions Trajectoire, 2018. pag 22

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1423 - Bologna - Italia

Il falò di Bernardino da Siena

Nella Storia di San Bernardino da Siena e del suo tempo di Felice Alessio pubblicato a Mondovì nel 1899 si narra che nel 1423 Bernardino da Siena con una predica quaresimale presso S.Petronio a Bologna condannò i giochi d’azzardo invitando la gente a prendere i dadi, le tabelle da tavola reale e i naibes per farne un gran falò.

Paolo Aldo Rossi - Le origini italiane del Ludus Triumphorum

…nel 1423 Bernardino da Siena spiegò pubblicamente a Bologna con una predica quaresimale contro i giochi la sua avversione contro le carte da giuoco e dopo il suo discorso la gente prese i dadi, le tabelle da tavola reale e i naibes davanti alla chiesa di San Petronio e ne fece un gran falò, ma non fa alcun cenno ai triumphi.

Egli nomina però sia reges atque reginae che milites superiores et inferiores in relazione alle carte da gioco, dimostrando di conoscere mazzi con quattro figure per seme. E nel 1425 fece bruciare a Perugia (Diario del Graziani “Arch. Stor. Ital.” XVI 1, 1850) “fra la fonte de piaza e il vescovato” le vanitates fra cui i “tavolieri, carti, dadi et facce contraffatte et simil cose brieve incante” (i filatteri o brevi come credenze popolari per ottenere la vittoria nel gioco d’azzardo) 

Fonte in lingua Italiana:
http://www.letarot.it/page.aspx?id=439

Carte da gioco e gioco d'azzardo - site: letarot.it

Uno dei più ferventi predicatori contro il gioco fu San Bernardino da Siena, al quale è attribuita una dura conferenza tenutasi a Bologna durante la Quaresima del 1423 che ebbe come conseguenza il falò di numerosi oggetti ricreativi donati da persone indotte a ciò dalle convincenti parole di il Santo, tra cui carte composte da “reges atque reginae, milites superiores et inferiores”, vale a dire dalle figure di corte e dai quattro semi: “E perché tanto bene si possa ottenere meglio, chiedo a tutti voi, in favore di un dono, di mandarmi messaggeri affidabili con tutti i soliti strumenti per una tale casualità gioco, dadi e carticellae e simili, in modo che quando si riuniscono insieme con il permesso del Signore Vescovo che mi è stato concesso, siano bruciati in pubblico . Riassumendo, il Santo chiese alle persone di raccogliere giochi, backgammon, carte e giochi simili da bruciare pubblicamente con licenza del Vescovo di Bologna.

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1427-1431 - Germania

Stuttgarter Kartenspiel

“Gioco di Stoccarda”

Il “Gioco di Stoccarda”, conservato nel Landesmuseum Württemberg a Stoccarda, è stato realizzato probabilmente nel sud-ovest della Germania.

La sua datazione è stata possibile grazie allo studio delle filigrane nella carta che ha rivelato la sua provenienza dalla cartiera di Ravensburg ed è stata realizzata tra il 1427 e il 1431.

Il mazzo è composto da 49 carte (originariamente 52) con 4 semi: anatre, falchi, cervi e segugi: le carte numeriche (1 – 9 + carta stendardo) con Re, Cavaliere e Fante per anatre e falchi e controparti femminili per cervi e cani. 

Isabelle Nadolny - Histoire Du Tarot

(Nel suo “Tractatus de moribus et disciplina humanae conversacionis” Frate Johannes…) offre un’interessante delucidazione sul giochi di carte, il loro significato e il loro utilizzo nel suo tempo: “Da lì ecco che un certo gioco, che si chiama gioco di carte, ci è arrivato questo anno, cioè l’anno del Signore 1377. In questo gioco, lo stato del mondo nei tempi attuali e il moderno è interpretato in modo perfetto”.
Di quale stato del mondo sta parlando? Egli evoca giochi composti da quattro re, “ciascuno dei quali ha un certo segno in mano, destra e i quali segni alcuni hanno fama di essere buoni, ma altri significano male”. I re sono accompagnati da due marescialli, un “superiore” che tiene il suo segni in alto e un “inferiore” che tiene il suo segno in basso.
Il monaco ci insegna che i giochi possono essere composti anche da regine: sostituiscono i re o vengono aggiunte a loro con il loro “servitore”, questo rende il gioco di sessanta carte.
Ci sono anche giochi con due re e due regine, come il gioco più antico di carte conosciute fino ad oggi, il “Mazzo di Stoccarda”, che abbiamo citato prima, un gioco miniato del 1427-1431 e che rappresenta due re e il loro cavaliere e servitore, due regine e le loro dame .
Inoltre, il nostro buon monaco afferma che il gioco composto con le dame gli piace di più, per tre ragioni: perché così ha maggiore autorità, perché è decoro regale, e perché é più cortese.
In effetti, questi giochi evocano lo stile di vita aristocratico e cortese.
Se guardiamo le azioni e gli emblemi che accompagnano queste figure in questi primi giochi, sembrano ispirati al mondo della caccia attività dei nobili per eccellenza.
Prendiamo per esempio “il mazzo di Stoccarda” : sono quattro situazioni con cani e falchi (i cacciatori, potrebbero essere i marchi “ritenuti buoni”?) e quattro con cervi e anatre (i predati, forse i segni “reputati cattivi”?). In altri giochi, troviamo ancora animali; Cervi, conigli, leoni, orsi, draghi, levrieri; o ancora modelli come fiori o esseri umani.
Troviamo, ad esempio, la “regina di fiori” nel gioco del “Maestro delle Carte da Gioco” il più antico gioco di carte inciso conosciuto, 1435-1440, o ancora “le valet d’homme” nel “Gioco del Maestro E.S.” il secondo più antico conosciuto, del 1460.

Nadolny, Isabelle. Histoire Du Tarot: Origines, Iconographies, Symbolisme. Éditions Trajectoire, 2018. pag 35

I.S. Hoffmann - Landesmuseum Württemberg

Il gioco di carte di Stoccarda è uno degli oggetti più preziosi del Museo statale del Württemberg. Creato intorno al 1430 nel sud-ovest della Germania, è considerato il più antico mazzo di carte sopravvissuto. Le dimensioni delle carte, il design elaborato delle figure e degli animali e la gamma di immagini lo rendono un emozionante pezzo unico.
Il gioco di carte di Stoccarda è annoverato tra i giochi di caccia. Motivi di caccia di corte si combinano con il tema dell’amore cavalleresco ideale. Le carte dovrebbero probabilmente stimolare i giochi mentali piuttosto che essere utilizzate per il gioco vero e proprio. L’ambiguo gioco del lusso ha trovato la sua strada nella Kunstkammer di Monaco nel XVI secolo e nella Württembergische Kunstkammer nella metà del XVII secolo.

Ingrid-Sibylle Hoffmann – Landesmuseum Württemberg

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1425 - 1440 - Germania

Meister der Spielkarten

Il “Maestro di Carte da Gioco”

Il “Maestro di Carte da Gioco”, pseudonimo datogli dalla storia dell’Arte, è un incisore, pittore ed orafo tedesco con uno stile particolare ed influente che ha operato nella zona dell’Alto Reno tra 1425 e il 1450. 

Di quest’autore restano all’incirca 106 incisioni, tra le quali le incisioni di un “Gioco di Carte” a cinque semi conservate al Kupferstich-Kabinett di Dresda e alla Biblioteca Nazionale di Francia.

Isabelle Nadolny - Histoire Du Tarot

(Nel suo trattato Johannes…) offre un’interessante delucidazione sul giochi di carte, il loro significato e il loro utilizzo nel suo tempo: “Da lì ecco che un certo gioco, che si chiama gioco di carte, ci è arrivato questo anno, cioè l’anno del Signore 1377. In questo gioco, lo stato del mondo nei tempi attuali e il moderno è interpretato in modo perfetto”.
Di quale stato del mondo sta parlando? Egli evoca giochi composti da quattro re, “ciascuno dei quali ha un certo segno in mano, destra e i quali segni alcuni hanno fama di essere buoni, ma altri significano male”. I re sono accompagnati da due marescialli, un “superiore” che tiene il suo segni in alto e un “inferiore” che tiene il suo segno in basso.
Il monaco ci insegna che i giochi possono essere composti anche da regine: sostituiscono i re o vengono aggiunte a loro con il loro “servitore”, questo rende il gioco di sessanta carte.
Ci sono anche giochi con due re e due regine, come il gioco più antico di carte conosciute fino ad oggi, il “Mazzo di Stoccarda”, che abbiamo citato prima, un gioco miniato del 1427-1431 e che rappresenta due re e il loro cavaliere e servitore, due regine e le loro dame .
Inoltre, il nostro buon monaco afferma che il gioco composto con le dame gli piace di più, per tre ragioni: perché così ha maggiore autorità, perché è decoro regale, e perché é più cortese.
In effetti, questi giochi evocano lo stile di vita aristocratico e cortese.
Se guardiamo le azioni e gli emblemi che accompagnano queste figure in questi primi giochi, sembrano ispirati al mondo della caccia attività dei nobili per eccellenza.
Prendiamo per esempio “il mazzo di Stoccarda” : sono quattro situazioni con cani e falchi (i cacciatori, potrebbero essere i marchi “ritenuti buoni”?) e quattro con cervi e anatre (i predati, forse i segni “reputati cattivi”?). In altri giochi, troviamo ancora animali; Cervi, conigli, leoni, orsi, draghi, levrieri; o ancora modelli come fiori o esseri umani.
Troviamo, ad esempio, la “regina di fiori” nel gioco del “Maestro delle Carte da Gioco” il più antico gioco di carte inciso conosciuto, 1435-1440, o ancora “le valet d’homme” nel “Gioco del Maestro E.S.” il secondo più antico conosciuto, del 1460.

Nadolny, Isabelle. Histoire Du Tarot: Origines, Iconographies, Symbolisme. Éditions Trajectoire, 2018. pag 35

Sito: The World of Playng Cards

Set unico di carte da gioco a seme animale, incise su rame e non colorate, del “ Maestro delle carte da gioco ”, Germania, 1450 ca.

Le incisioni sono distinte e sapientemente realizzate. I simboli dell’abito animale, raffiguranti manierismi e comportamenti caratteristici, sono disposti formalmente in una disposizione chiara.

Molte delle immagini sono stampate da lastre singole si ripetono su più carte dello stesso seme.

A prima vista sembra che carte da gioco come queste possano essere servite come modelli generici o motivi di design per essere utilizzati da studenti, artigiani o artisti.

Forse è per questo che i dettagli e i contorni sono chiaramente leggibili e non sovrapponibili. Inoltre, tali figure di fiori, animali selvatici e uccelli ricorrono in modo quasi identico incorporate nelle decorazioni dei bordi e nelle illustrazioni in miniatura di manoscritti o libri a stampa, incisioni o sculture dello stesso periodo.

Esempi sorprendenti possono essere visti in Le ore di Caterina di Cleves, la Bibbia gigante di Magonza e la Bibbia di Gutenberg dove si possono trovare molte corrispondenze con le carte da gioco.

Leoni e altri animali, persino piccole rose miniate ai margini della Bibbia gigante di Magonza, 1450, e la Bibbia di Gutenberg intorno al 1455, suggeriscono una fonte comune alle carte incise dal Maestro delle carte da gioco.

Infatti sono state trovate molte più corrispondenze di immagini simili che appaiono in diversi manoscritti così come nelle carte da gioco. Esiste la possibilità che il Maestro delle carte da gioco e Johannes Gutenberg stessero lavorando in campi strettamente correlati in quel momento e potrebbero essersi conosciuti (Lehmann-Haupt, 1966).

Magonza era un vivace centro di arti e mestieri dove venivano scritti e miniati manoscritti ecclesiastici di altissima qualità.

Forse le incisioni furono i primi tentativi di trovare un mezzo meccanico per riprodurre immagini e motivi decorativi nei libri stampati, ispirati ai modellini di libri esistenti.

Fonte in Inglese: https://www.wopc.co.uk/germany/mopc

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1440 - Italia

Diario Giusto Giusti

«Venerdì a dì 16 settembre donai al magnifico signore messer Gismondo un paio di naibi a trionfi, che io avevo fatto fare a posta a Fiorenza con l’armi sua, belli, che mi costaro ducati quattro e mezzo»

Passo tratto dal Diario del notaio della repubblica fiorentina Giusto Giusti, nativo di Anghiari, il passo che riporta la data del 16 Settembre 1440 ad oggi è il primo dove compare un riferimento alle carte da gioco dei Trionfi (Tarocchi), venuto alla luce nel 2002 grazie alle ricerche della storica Nerida Newbigin.

Il mazzo citato portava le insegne di Sigismondo Malatesta come su altri mazzi troviamo quelle dei Visconti o degli Estensi.

Isabelle Nadolny - Histoire Du Tarot

Il 16 settembre 1440 Gusto Giusti, notaio dei Medici, scrisse nel suo diario: «Venerdì a dì 16 settembre donai al magnifico signore messer Gismondo un paio di naibi a trionfi, che io avevo fatto fare a posta a Fiorenza con l’armi sua, belli, che mi costaro ducati quattro e mezzo»
Questo riferimento, recentemente trovato da Thierry Depaulis, è il più antico noto fino ad oggi che citi un mazzo di tarocchi, sotto il nome, a lui allora attribuito, cioè “naibi ai trionfi”.
Questo primissimo riferimento mostra Firenze, città dei Medici, come luogo di produzione; poi i documenti menzioneranno altri due luoghi: Ferrara, città dove regna la famiglia d’Este, e Milano, roccaforte dei Visconti.
Il tarocco è apparso nel nord Italia nella prima metà del XV secolo, probabilmente in una di queste tre città.

Nadolny, Isabelle. Histoire Du Tarot: Origines, Iconographies, Symbolisme. Éditions Trajectoire, 2018. pag 53

Sito: www.conceptualfinearts.com

Doveva essere un divertimento molto raffinato, comunque, se il 16 settembre 1440 Giusto Giusti, nativo di Anghiari, notaio dei Medici e importante intermediario nella negoziazione dei contratti di condotta (truppe mercenarie guidate da un condottiero), scrive nel suo diario: «Venerdì a dì 16 settembre donai al magnifico signore messer Gismondo un paio di naibi a trionfi, che io avevo fatto fare a posta a Fiorenza con il suo stemma, superbo, che mi è costato 4 ducati e mezzo». Una bella cifra per un mazzo di “naibi”. Cosa siano i naibi ce lo dice l’etimologia araba della parola: sono le carte da gioco (questo termine si usò in Toscana fino alla metà del XV secolo).

A designare Firenze come luogo di esecuzione di questi costosi “naibi a trionfi” è il diario di Giusto Giusti. Come scrive Franco Pratesi nei suoi Giochi di carte nella Repubblica fiorentina questi «ha confermato con chiarezza il ruolo di primo piano di Firenze nella produzione di carte da gioco», mentre si era sempre ritenuto che le patrie creative dei tarocchi fossero Ferrara, Cremona e Milano. 

Fonte: https://www.conceptualfinearts.com/cfa/it/2020/12/31/tarocchi-il-rinascimento-tascabile/

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1441 - ferrara - Italia

Tarocchi Cary Yale o Visconti di Modrone

«Maistro Iacomo depentore dito Sagramoro de avere adi 10 fiebraro per sue merzede de avere cho(lo)rido e depento le chope e le spade e li dinari e li bastoni e tutte le figure de 4 para de chartexele da trionffi, e per farle de fora uno paro de rosse e 3 para de verde, chargate de tonditi fati a olio, le quale ave lo nostro Signore per suo uxo; tanssà I precii per Galioto de l’Asassino chamarlengo de lo prefato Signore de chomissione de lo Signore, in raxone de lire zinque per paro………………………………L. XX.»

La “Nota Jacopo da Sagramoro” è tratta dai registri della corte estense di Ferrara del 1442 ed è relativa al pagamento del pittore di corte Jacopo da Sagramoro per la decorazione di quattro mazzi di trionfi destinati al signore di Ferrara Leonello d’Este e all’acquisto ad un prezzo esiguo di alcuni mazzi destinati ai fratelli di Leonello.

Isabelle Nadolny - Histoire Du Tarot

Si sono conservate 239 carte che sono appartenute alla famiglia Visconti, provenienti da undici diversi mazzi più o meno incompleti.
Queste carte furono meglio conservate dei tarocchi stampati, perché erano di alta qualità, sono carte dipinte a mano con pre-pigmenti preziosi su fondi d’oro. Designiamo questi mazzi sotto uno o più nomi, generalmente con quello dei vecchi proprietari dei giochi.
I tre set i più importanti sono: Il tarocco detto “Visconti di Mondrone” o “di Cary-Yale” (dal nome del suo ultimo proprietario privato).
Fu creato nel 1441 per il duca Filippo Maria Visconti per Bianca Maria, in oc- casione del suo matrimonio con Francesco Sforza.
Questo è il più antico tarocco conosciuto e conservato. Per la carta degli “amanti” recante lo stemma dei Visconti e duchi di Savoia, si credeva che questo gioco risalisse al 1428, data del matrimonio del duca Filippo con Maria di Savoia. Ma questa teoria è ora confutata.
Bastoni e spade recano gli emblemi degli Sforza, coppe e denari quelli dei Visconti.
Le insegne dei Savoia presenti sulla mappa sono forse un modo per “legittimare” Bianca Maria, figlia bastarda del duca, associando a questo matrimonio i colori della sua legittima moglie.
Abbiamo 67 carte di questo tarocco atipico, che ne aveva almeno 89: 64 semi e carte di corte e 25 Trionfi.
Per i trionfi, le tre virtù teologali, Fede, Speranza e Carità si sono aggiunte alle tre virtù cardinali: Giustizia, Forza e Temperanza. Per le figure, i servitori si sono aggiunti ai fanti, e cavalerizze ai cavalieri, il che suggerisce anche che questo gioco era buono se non per una donna: per Bianca Maria, la amata figlia dal duca, e non certo per Maria di Savoia, non amata e con il quale il matrimonio non fu mai consumato, un altro argomento a favore del 1441.lia nella prima metà del XV secolo, probabilmente in una di queste tre città.

Nadolny, Isabelle. Histoire Du Tarot: Origines, Iconographies, Symbolisme. Éditions Trajectoire, 2018. pag 54

Sito: www.trionfi.com

[…] Il pagamento avvenne il 10 febbraio 1442 poco dopo la morte di Niccolò III d’Este, forse la produzione era già stata ordinata dal nuovo Signore di Ferrara Leonello (forse indicando che tali esperimenti non potevano essere avvenuti sotto il regno di Niccolò). Un’altra possibilità potrebbe essere che il mazzo Cary-Yale sia stato effettivamente prodotto nell’ottobre del 1441 in occasione del matrimonio di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti e che tale azione abbia suscitato un interesse presso la corte ferrarese a partecipare a questo modo “moderno” di giocando.
Il testo annota i semi “coppe”, “spade”, “monete” e “bastoncini”, che mancano nelle successive scritture dei libri contabili ferraresi. Forse questo può essere interpretato come un segno, che l’intera composizione del mazzo è nuova nel 1442. Il prezzo di 5 Lire per para (mazzo di carte) è pari allo stipendio per 2-3 mesi di lavoro di un umile lavoratore e intorno al 1/4 di una rendita mensile di un nobile comune. Galioto de l’Asassino è l’amministratore, compare abbastanza spesso fino a ca. 1457.

Fonte: http://trionfi.com/0/e/01/

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10 febbraio 1442 - ferrara - Italia

Nota Jacopo da Sagramoro

«Maistro Iacomo depentore dito Sagramoro de avere adi 10 fiebraro per sue merzede de avere cho(lo)rido e depento le chope e le spade e li dinari e li bastoni e tutte le figure de 4 para de chartexele da trionffi, e per farle de fora uno paro de rosse e 3 para de verde, chargate de tonditi fati a olio, le quale ave lo nostro Signore per suo uxo; tanssà I precii per Galioto de l’Asassino chamarlengo de lo prefato Signore de chomissione de lo Signore, in raxone de lire zinque per paro………………………………L. XX.»

La “Nota Jacopo da Sagramoro” è tratta dai registri della corte estense di Ferrara del 1442 ed è relativa al pagamento del pittore di corte Jacopo da Sagramoro per la decorazione di quattro mazzi di trionfi destinati al signore di Ferrara Leonello d’Este e all’acquisto ad un prezzo esiguo di alcuni mazzi destinati ai fratelli di Leonello.

Sito: www.trionfi.com

[…] Il pagamento avvenne il 10 febbraio 1442 poco dopo la morte di Niccolò III d’Este, forse la produzione era già stata ordinata dal nuovo Signore di Ferrara Leonello (forse indicando che tali esperimenti non potevano essere avvenuti sotto il regno di Niccolò). Un’altra possibilità potrebbe essere che il mazzo Cary-Yale sia stato effettivamente prodotto nell’ottobre del 1441 in occasione del matrimonio di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti e che tale azione abbia suscitato un interesse presso la corte ferrarese a partecipare a questo modo “moderno” di giocando.
Il testo annota i semi “coppe”, “spade”, “monete” e “bastoncini”, che mancano nelle successive scritture dei libri contabili ferraresi. Forse questo può essere interpretato come un segno, che l’intera composizione del mazzo è nuova nel 1442. Il prezzo di 5 Lire per para (mazzo di carte) è pari allo stipendio per 2-3 mesi di lavoro di un umile lavoratore e intorno al 1/4 di una rendita mensile di un nobile comune. Galioto de l’Asassino è l’amministratore, compare abbastanza spesso fino a ca. 1457.

Fonte: http://trionfi.com/0/e/01/

jacopo sagramoro - storia dei Tarocchi
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1440 - 1445 - Basilea - Svizzera

Ambraser Hofjagdspiel

Carte del falconiere di Ambras

L’ Ambraser Hofjagdspiel, chiamato anche “Carte del falconiere di Ambras”, dal castello Ambras in Austria nel quale è stato trovato, è un mazzo di carte dipinto intorno al 1440–1445 e attribuito all’incisore Konrad Witz di Basilea , Svizzera nel Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Originariamente era costituito da cinquantasei carte di cui solo 54 sopravvivono, tutte distribuite in quattro semi: falchi , esche , segugi e aironi , simboli legati alla caccia.

Ogni seme conteneva dieci carte numerali (pip) con il 10 rappresentato da uno stendardo e quattro figure per seme: Unter, Ober, Regina e Re. 

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1450 - 1470- Germania

Meinster ES

“Maestro ES”

Il “Maestro E.S.”, nome derivato dal monogramma posta su diverse opere, è un famoso incisore ed orafo tedesco che, come “il Maestro di Carte da Gioco” ha operato nella zona dell’Alto Reno tra 1450 e il 1467.

A quest’autore sono state attribuite circa 300  incisioni, negli anni ’60 del quattrocento produsse due serie di carte da gioco incise: “Das große Kartenspiel” il grande gioco di carte, semi: uomini, segugi, uccelli e scudi 12 carte per seme: Re, Regina, Fante superiore, Fante inferiore, da 9 a 2 48 carte, di cui circa 41 carte sopravvivono e “Das kleine Kartenspiel” il piccolo gioco di carte, 52 carte, di cui circa 15 sopravvivono Semi: Animali, Scudi, Elmi e Fiori, 13 carte in ogni seme da 9 a 1 numerali e Re, Regina, Fante superiore, Fante inferiore.

Isabelle Nadolny - Histoire Du Tarot

(Nel suo trattato Johannes…) offre un’interessante delucidazione sul giochi di carte, il loro significato e il loro utilizzo nel suo tempo: “Da lì ecco che un certo gioco, che si chiama gioco di carte, ci è arrivato questo anno, cioè l’anno del Signore 1377. In questo gioco, lo stato del mondo nei tempi attuali e il moderno è interpretato in modo perfetto”.
Di quale stato del mondo sta parlando? Egli evoca giochi composti da quattro re, “ciascuno dei quali ha un certo segno in mano, destra e i quali segni alcuni hanno fama di essere buoni, ma altri significano male”. I re sono accompagnati da due marescialli, un “superiore” che tiene il suo segni in alto e un “inferiore” che tiene il suo segno in basso.
Il monaco ci insegna che i giochi possono essere composti anche da regine: sostituiscono i re o vengono aggiunte a loro con il loro “servitore”, questo rende il gioco di sessanta carte.
Ci sono anche giochi con due re e due regine, come il gioco più antico di carte conosciute fino ad oggi, il “Mazzo di Stoccarda”, che abbiamo citato prima, un gioco miniato del 1427-1431 e che rappresenta due re e il loro cavaliere e servitore, due regine e le loro dame .
Inoltre, il nostro buon monaco afferma che il gioco composto con le dame gli piace di più, per tre ragioni: perché così ha maggiore autorità, perché è decoro regale, e perché é più cortese.
In effetti, questi giochi evocano lo stile di vita aristocratico e cortese.
Se guardiamo le azioni e gli emblemi che accompagnano queste figure in questi primi giochi, sembrano ispirati al mondo della caccia attività dei nobili per eccellenza.
Prendiamo per esempio “il mazzo di Stoccarda” : sono quattro situazioni con cani e falchi (i cacciatori, potrebbero essere i marchi “ritenuti buoni”?) e quattro con cervi e anatre (i predati, forse i segni “reputati cattivi”?). In altri giochi, troviamo ancora animali; Cervi, conigli, leoni, orsi, draghi, levrieri; o ancora modelli come fiori o esseri umani.
Troviamo, ad esempio, la “regina di fiori” nel gioco del “Maestro delle Carte da Gioco” il più antico gioco di carte inciso conosciuto, 1435-1440, o ancora “le valet d’homme” nel “Gioco del Maestro E.S.” il secondo più antico conosciuto, del 1460.

Nadolny, Isabelle. Histoire Du Tarot: Origines, Iconographies, Symbolisme. Éditions Trajectoire, 2018. pag 35

Sito: The World of Playng Cards

Set unico di carte da gioco a seme animale, incise su rame e non colorate, del “ Maestro delle carte da gioco ”, Germania, 1450 ca.

Le incisioni sono distinte e sapientemente realizzate. I simboli dell’abito animale, raffiguranti manierismi e comportamenti caratteristici, sono disposti formalmente in una disposizione chiara.

Molte delle immagini sono stampate da lastre singole si ripetono su più carte dello stesso seme.

A prima vista sembra che carte da gioco come queste possano essere servite come modelli generici o motivi di design per essere utilizzati da studenti, artigiani o artisti.

Forse è per questo che i dettagli e i contorni sono chiaramente leggibili e non sovrapponibili. Inoltre, tali figure di fiori, animali selvatici e uccelli ricorrono in modo quasi identico incorporate nelle decorazioni dei bordi e nelle illustrazioni in miniatura di manoscritti o libri a stampa, incisioni o sculture dello stesso periodo.

Esempi sorprendenti possono essere visti in Le ore di Caterina di Cleves, la Bibbia gigante di Magonza e la Bibbia di Gutenberg dove si possono trovare molte corrispondenze con le carte da gioco.

Leoni e altri animali, persino piccole rose miniate ai margini della Bibbia gigante di Magonza, 1450, e la Bibbia di Gutenberg intorno al 1455, suggeriscono una fonte comune alle carte incise dal Maestro delle carte da gioco.

Infatti sono state trovate molte più corrispondenze di immagini simili che appaiono in diversi manoscritti così come nelle carte da gioco. Esiste la possibilità che il Maestro delle carte da gioco e Johannes Gutenberg stessero lavorando in campi strettamente correlati in quel momento e potrebbero essersi conosciuti (Lehmann-Haupt, 1966).

Magonza era un vivace centro di arti e mestieri dove venivano scritti e miniati manoscritti ecclesiastici di altissima qualità.

Forse le incisioni furono i primi tentativi di trovare un mezzo meccanico per riprodurre immagini e motivi decorativi nei libri stampati, ispirati ai modellini di libri esistenti.

Fonte in Inglese: https://www.wopc.co.uk/germany/mopc

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1475 - 1480 - Olanda

Flemish hunting deck

o Gioco di Carte “The Cloisters”

Il “Flemish Hunting deck” letteralmente il mazzo da caccia fiammingo, chiamato anche carte da gioco “The Cloisters” è l’unico set completo di carte da gioco ordinarie del XV secolo.

Il mazzo è composto da 52 carte da gioco ovali dipinte a mano, datate intorno al 1475-1480 per motivi stilistici ed è conservato al Metropolitan Museum of Art di New York.

I simboli dei semi sono legati alla caccia: cappi per uccelli o piccola selvaggina, lacci e collari per cani da caccia e corna da cacciatore,  per ogni seme abbiamo dieci carte numerali (pip) con tre figure: furfante, regina e re.

Met - Metropolitan Museum of Art

Il set di cinquantadue carte Cloisters costituisce l’unico mazzo completo conosciuto di carte da gioco ordinarie miniate (al contrario delle carte dei tarocchi) del XV secolo. 

Ci sono quattro semi, ciascuno composto da un re, una regina, un furfante e dieci carte pip. I simboli dell’abito, basati sull’equipaggiamento associato alla caccia, sono corni da caccia, collari per cani, lacci per segugi e cappi da caccia. Il valore delle carte pip è indicato da opportune ripetizioni del simbolo del seme. 

Le figure, che sembrano essere basate su modelli franco-fiammingo, sono state disegnate con una mano audace, libera e accattivante, anche se un po’ rozza. I loro costumi esagerati e talvolta anacronistici suggeriscono un lampo di stravaganti mode di corte borgognone. Sebbene alcuni giochi di carte d’epoca abbiano un nome, non si sa come siano stati giocati. 

Quasi tutti i giochi di carte, tuttavia, implicano una qualche forma di gioco d’azzardo. Le condizioni del set indicano che le carte sono state usate poco, se non del tutto. È possibile che siano stati concepiti come una curiosità da collezionista piuttosto che come un mazzo per il gioco.

Fonte: https://www.metmuseum.org/art/collection/search/475513

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1543 - Venezia

“Le Carte Parlanti” di Pietro Aretino

Pubblicato nel 1543 a Venezia questo testo di Pietro Aretino è un dialogo tra le carte e il mastro cartaio, tale Federigo del Padovano, a cui l’Aretino indirizzerà anche alcune lettere per ringraziarlo del dono di carte da gioco e Tarocchi.

Il testo nello stile sarcastico tipico dell’Aretino difende il gioco delle carte dall’accusa di essere esclusivamente deleterio ed al contempo ci restituisce l’interpretazione dei Trionfi secondo questo autore.

Leggi il libro qui

Scheda del libro riedito da Sellerio nel 1993

La collana “L’Italia” ripropone, dopo una lunga dimenticanza e un secolare maltrattamento, un interessante dialogo di Aretino in cui, lasciati alle proprie spalle i temi della prostituzione e della vita di corte, l’autore affronta un nuovo argomento adatto al suo sbrigliato estro verbale: il gioco delle carte.

Anche stavolta però, come nei casi precedenti, i protagonisti del dialogo devono portare una testimonianza credibile a sostegno di un’appassionata difesa del gioco: al posto della Nanna del “Ragionamento” (monaca, sposa e infine prostituta) o della balia del “Dialogo” sul ruffianesimo, entrano in scena un mazzo di carte appena miniato e il cartaro che le ha fabbricate, Federigo del Padovano.

Il principale bersaglio polemico delle carte parlanti è la tradizione che le vuole figlie del diavolo e fonte di dissolutezza per l’uomo di corte. Da qui il richiamo a fonti letterarie illustri (Apuleio, Aristofane, Omero e Luciano) e la rivendicazione di una propria funzione come mezzo di edificazione morale.

Allontanato con sdegno ogni sospetto di attività lucrosa e truffaldina, con un’aperta polemica con le cortigiane “maliarde, ladre, traditore e ribalde”, che manipolano il gioco per un personale vantaggio, le carte rivendicano la necessità di una loro diffusione universale: “Il pane e noi concorriamo insieme circa la famigliarità con l’universale, e sì come i dottori, i teologi, i filosofi, i gentiluomini, i cavalieri… mangiano lui così le medesime varietà di genti maneggiano noi.

E ne la foggia che la sustanzia del pane su detto nutrisce le turbe che diciamo, resta in noi la volontà delle persone che ci adoprano: onde siamo or larghe, or misere, or piacevoli, or furibonde, or taciturne, or cicale, or facete”.

Attraverso novelle, polemiche letterarie, caricature e satira di costume, il dialogo delle carte si dipana divertente e vario, rivelandosi come una prova e un elogio delle potenzialità del libero gioco della scrittura: “Non ragioniamo a la carlona e il nostro uscire dal solco è la luna a cui abbaiano i cani pedanti”.

Fonte: scheda di Bardi, M., L’Indice 1993, n. 4

A.Vitali - I Tarocchi in letteratura I

Altro importante letterato che scrisse sui tarocchi è Pietro Aretino. La sua opera Le Carte Parlanti (8), è composta in forma di dialogo fra le carte, appunto “parlanti”, e un artista che le dipingeva, chiamato il Padovano dal suo luogo d’origine.

In essa, apparsa all’inizio con il titolo Dialogo del divin P. Aretino nel quale si parla del giuoco con moralità piacevole, l’Aretino propone anche una disamina del significato dei trionfi in cui traspare, accanto ad un evidente sarcasmo, un atteggiamento di rispettoso ossequio verso le carte e il gioco.

Infatti, qualora utilizzato con giusta moderazione, il gioco delle carte viene esaltato sotto molteplici aspetti in quanto capace di insegnare la costanza, la perseveranza, l’attenzione, a saper vincere e a saper perdere, ad amministrare con oculatezza il denaro e a rischiare il giusto.

La sua interpretazione dei Trionfi trae ispirazione soprattutto dalle emozioni dei giocatori e dalle conseguenze che il gioco induce nei suoi praticanti, risultando in alcuni casi di grande interesse con contenuti di carattere pressoché dottrinale, come ad esempio troviamo in riferimento agli Astri (Sole, Luna, Stelle), alla Giustizia e all’Angelo, alla Torre e alla Papessa.

A proposito dei tre luminari e dei segni zodiacali presenti nei tarocchi fiorentini, accanto ad una valutazione coerente con la omogeneità interpretativa della maggior parte dei trionfi (in questo caso che il gioco si pratica ad ogni ora del giorno e della notte e in ogni luogo), troviamo anche il concetto che “non si rompe un bicchiere quaggiuso che nol permetta chi sta là suso”, motivo per cui “il Cielo interviene nel collegio” delle carte.

La presenza della Giustizia e dell’Angelo vengono definiti come necessità: la prima per fuggire gli inganni e il secondo quale beatitudine riservata a coloro che hanno vissuto nella sofferenza. Alla Torre, qui chiamata “Magione di Plutone” viene assegnata un valore di insegnamento morale in quanto il Dio degli Inferi “trascina a casa maledetta qualunque manca alla prudenzia, alla temperanza e alla fortezza che si figura nelle carte”.

Interessante la valutazione della Papessa da cui risulta un rapporto inequivocabile con la Papessa Giovanna. Scrive infatti l’Aretino che essa “è (posta, n.d.r) per l’astuzia di quegli che defraudano il nostro essere con le falsità che ci falsificano”.

Anche se oggi attribuiamo alla carta della Papessa il significato di fede cristiana, in riferimento alla Scala Mistica che connota l’insieme dei 22 trionfi, risulta evidente come il mito della Papessa Giovanna fosse ben presente nell’immaginario collettivo degli uomini del Rinascimento. Utilizzando i tarocchi l’Aretino compose anche una famosa satira (sotto riportata alla voce “Le Satire”) e menzionò i tarocchi nell’opera La Talanta.

Fonte: http://www.letarot.it/page.aspx?id=199

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1442

Inventari Estensi

“pare uno de carte de trionfi” , quattro paia di Carticelle da trionfi”

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1459

Furto di Tarocchi a Bologna

Si veda Emilio Orioli, Sulle carte da gioco a Bologna nel secolo XV, in “Il libro e la stampa”  anno II (n. s.), 1908, pag. 112 – pagg. 109-119

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1500 - ?

Foglio Cary 

Secondo alcuni l’anello mancante tra i Trionfi Italiani e quello che sarà lo “Standard di Marsiglia”. 

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Due di queste sono carte non figurate, il 7 e l’8 (o 9) di Bastoni.

Questi sono in realtà da un foglio separato, tagliati e montati per apparire come parte di questo foglio.

Le altre diciotto carte sono trionfi dei Tarocchi.

I quattro trionfi mancanti sono l’Eremita, la Morte, il Giudizio e il Mondo. Sei trionfi sono interi, tra cui il Bagatto / Mago, l’Imperatrice, un Vescovo femminile (presumibilmente al posto della Papessa), l’Imperatore, la Stella e la Luna. I dodici trionfi frammentari includono il Matto, il Papa, l’Amore, il Carro, la Giustizia, la Fortuna, la Fortezza, la Temperanza, il Diavolo, il Fuoco / Torre e il Sole.

Lo stile di entrambi i semi e le carte vincenti è strettamente correlato allo stile francese dei mazzi di Tarocchi noti genericamente come Tarocchi di Marsiglia, ma senza i loro nomi e numeri caratteristici.

Lo stile dei Tarocchi di Marsiglia ha avuto origine a Milano, in Italia, e questo mazzo sembra essere il primo esempio sopravvissuto di quella famiglia di mazzi di tarocchi. Fa parte della collezione di carte da gioco Cary, nella Biblioteca Beinecke di Yale.

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1530-1560 - Ferrara

Anonimo, Trionphi de Tarocchi appropriati

Testo che ordina i Tarocchi associandoli a Dame e personaggi della Corte Estense

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1550 - Bologna

Affresco – Giocatori di Tarocchi

In Palazzo Poggi a Bologna alcuni affreschi eseguiti da Niccolò dell’Abbate (1512-1571) raffigurano uomini e donne intenti a diversi passatempi. Uno di questi li mostra mentre giocano a carte: sono facilmente riconoscibili il Sei di Denari, il Sei di Spade e il Quattro di Bastoni.

Link 1

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1557 - LIONE

Tarocco “Atipico” di Geoffoy Catelin

Il gioco (secondo BnF):
Origine: Lione (Francia)
datazione: 1557
autore: Catelin Geoffroy, cartier a Lione
oggetto: 38 carte tenute su 78, di cui 12 atout, carte senza nome
tecnica: xilografia stampata
dimensioni: 123 x 68 mm
copia a Francoforte, Museum für Kunsthandwerk

Fonte 1

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Carte specifiche per questo gioco:

Segni fantasiosi (pavoni, leoni, pappagalli) molto probabilmente copiati da un gioco germanico di Virgil Solis (1544) – cfr. articolo di confronto molto ben illustrato 

VI: Un amante vestito e intraprendente —–> [#]
VII: su Le Chariot è appollaiato un vecchio barbuto seduto che sventola fiori
XVI: nel bel mezzo di una tempesta, un suonatore di ghironda e una donna portati via da un diavolo (riferimento a Orfeo ed Euridice?)

Motivi specifici di questo gioco:

Il gioco di Catelin Geoffroy presenta un trattamento grafico molto particolare: i personaggi sono generalmente catturati in movimento, in posture esagerate.

Ogni carta è un vero e proprio piccolo playlet in stile “manierista”. Abbiamo perso il sereno ieratismo del gotico internazionale dei giochi Visconti Sforza. Un’immagine come quella di XX Le Jugement è diventata decisamente “michelangelica” con il suo rianimatore muscolare.

Nel complesso, invece di perfezionare nei dettagli, le risorse dei Tarocchi Catelin Geoffroy accumulano forti spunti visivi. Ogni carta offre quindi emblemi e / o personaggi aggiuntivi per identificare meglio la scena.

I Bateleur: tre spettatori e un sipario (oltre al giocatore bonneteau) ——> cfr. Iconografia del XVI-XVII secolo [#]
II La Gran Sacerdotessa: chiave di San Pietro (oltre alla tiara e al libro, chiusi)
V Il Papa: Chiave di San Pietro (oltre alla tiara e alla croce processionale)
VII Chariot: uno scudiero per tenere i cavalli (oltre al trionfante)
IX L’Eremita: rosario alla cintura (oltre alla lanterna e al cappuccio)
XII The Hanged Man: cintura di piume (oltre alla corda e al patibolo)
XIII Morte: pala rossa e sudario (oltre alla falce) …
XVI Maison Dieu: un musicista suonatore di un tempo, un diavolo

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1600 - ?

Tarocco Anonimo di Parigi

Titolo :  Jeu de tarot parisien anonyme à enseignes italiennes
Editore :  [s. n.] (Paris)
Data di edizione :  1600-1650
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“78 carte conservate. Gli Arcani Maggiori sono numerati nel cartiglio superioree con la denominazione nel cartiglio inferiore. Gli Arcani Maggiori sono numerati in latino e le carte numeriche in cifre arabe (ad esempio: S8 per l’otto di spade, italianismo a volte usato anche in Francia)”

Cit. Marianne Costa – I Tarocchi passo a passo – Om Edizioni 2020
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1650

Tarocco di Jacque Vièville

Il tarocco di Viéville è un mazzo di tarocchi creato a Parigi dal maestro cartier Jacques Viéville intorno al 1650 .
Henri-René della Germania nel suo libro le carte del xiv ° al xx ° secolo ci insegna che Jacques Viéville era un maestro-cartier molto attivo a Parigi, tra gli anni 1643 e 1664 .

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Un tarocco atipico
Questo tarocco di 78 carte nel formato 69 × 126 mm non è considerato appartenente alla tradizione dei Tarocchi di Marsiglia perché include carte che non seguono la sua cornice: il trionfo XIIII , solitamente allegoria della Temperanza, rappresenta una donna che versa un vaso in un altro posto a terra con un filatterio recante la menzione SOL FAMA ; trionfo XV che rappresenta un diavolo alato solo, in movimento; trionfo XVI , allegoria del fulmine, rappresenta un pastore, accompagnato dal suo gregge, che si avvicina a un albero; trionfo XVII, carta stellare, rappresenta come nei vecchi tarocchi italiani illustrati con gli astronomi, un personaggio seduto con in mano una bussola e un libro, oltre a cinque stelle e una torre; Trump XVIII , associato alla Luna, rappresenta una donna che regge un fuso seduto su una pietra davanti a un albero, sotto la stella lunare; il trionfo XIX rappresenta la stella solare sotto la quale passa un giovane o un bambino a cavallo.

Questo tarocco ha un’altra specificità: il nome dei trionfi non è scritto sulle carte ma è combinato sotto forma di uno strano testo sull’Asso di denari e sul Due di coppe. Altre due differenze notevoli con la tradizione dei Tarocchi di Marsiglia sono il senso dell’orientamento dei personaggi, e una notevole e molto interessante inversione con l’arcano VII che rappresenta la giustizia mentre il trionfo VIII rappresenta il carro della tradizione dei tarocchi di Marsiglia.

FONTE: Wikipedia

“sembra collegato, almeno in parte, alla linea bolognese, 78 carte conservate. Gli Arcani Maggiori sono numerati nel cartiglio superiore ma non hanno un nome”

Cit. Marianne Costa – I Tarocchi passo a passo – Om Edizioni 2020
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1650-1659 - ?

Tarocco di Jean Noblet

Il tarocco realizzato da Jean Noblet, un maestro cartiere parigino attestato nel XVII secolo, è uno dei più antichi mazzi di tarocchi popolari conservati e il più antico tarocco del tipo noto come Tarot de Marseille attualmente conservato (1650-59).

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L’originale si trova nella Riserva del Dipartimento di Stampe della Biblioteca Nazionale di Francia dove fa parte della vecchia collezione, forse ricevuta da François Roger de Gaignières. La sua grafica originale, le sue dimensioni ridotte, la sua autenticità e molti dettagli significativi lo rendono un tarocco particolarmente accattivante. È stato ristampato dal cartier Jean-Claude Flornoy.

FONTE: Wikipedia

“Jean Noblet, cartiere del sobborgo di Sant Germain. Gli Arcani Maggiori qui sono numerati nel cartiglio superiore e portano il nome nel cartiglio inferiore. é conservato pressocché intero alla biblioteca Nazionale di Francia (cinque serie numeriche della serie Bastoni sono scomparse). Anche questo è un gioco un pò atipico, in particolare per il suo formato che è inferiore rispetto ai Tarocchi che conosceremo in seguito, ogni carta si inscrive in un rettangolo dorato di circa 5,7 per 9,2 cm. Il Tarocco di Noblet per molto tempo è stato considerato come il primo esemplare conservato di un tarocco dello standard di Marsiglia.”

Cit. Marianne Costa – I Tarocchi passo a passo – Om Edizioni 2020
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1713 - Avignone - Francia

Tarocco di Jean-Pierre Payen

Tarocco Marsigliese di tipo I realizzato ad Avignone, Francia, nel 1713 da Jean-Pierre Payen, maestro di carte e incisore che si stabilì ad Avignone nel 1710.

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Gli originali del Museo svizzero del gioco della Torre di Peilz in Svizzera, il Museo della carta da gioco di Issy les Moulineaux in Francia, e della Beinecke Library della Yale University negli Stati Uniti d’America, che hanno permesso insieme di pubblicare questa magnifica edizione di un mazzo peraltro mai ripubblicato in precedenza.

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1781

Pubblicazione de “Le Monde Primitif” di Court de Gebelin

Nell’VIII volume di Le Monde primitif pubblicato nel 1781 incluse un suo saggio sui tarocchi. In questo racconta che la sua prima impressione nel vederli fu che si trattasse di un resto dei mitici Libri di Thot.

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1856

Prima citazione del termine “Tarocco di Marsiglia”

Da un testo di Romain Merlin: “Nel Tarocco di Besacon, il papa e la papessa sono sostituiti da Giove e Giunone. Il Tarocco di Marsiglia non presenta questa sostituzione.”

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La denominazione Tarocco di Marsiglia si incontra per già nel 1856 in un testo di Romain Merlin, e quindi necessariamente più antica.

FONTE: P.Camoin – Los Codigos Secretos del Tarot – pag.51